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			<title>TERAPIA EMDR</title>
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			<description><![CDATA[<strong>TERAPIA EMDR</strong><br /> 


 Associazione per l&#039;EMDR in Italia
 
 
 
TRAUMI CON LA “T” MAIUSCOLA E LA “t” MINUSCOLA
Tutti noi, per il semplice fatto di vivere, siamo esposti all’eventualità di sperimentare traumi psicologici (dal greco “ferite dell’anima”). Esistono traumi che si possono definire “con la T maiuscola”: sono ferite importanti che minacciano la nostra integrità come calamità naturali, incidenti stradali, aggressioni, stupri, omicidi o suicidi di persone care, diagnosi infauste. Ma vi sono anche traumi “con la t minuscola”, esperienze che sembrano oggettivamente poco rilevanti ma che possono assumere un peso soprattutto se ripetute nel tempo o subite in momenti di particolare vulnerabilità o nell’infanzia. E&#039; allora che umiliazioni, abbandoni, trascuratezza e paure possono lasciare il segno modificando non solo i nostri atteggiamenti, le emozioni e le relazioni con gli altri nel corso della vita ma, questa è la
novità scientifica, imprimendosi anche in specifiche aree del cervello, come hanno dimostrato studi all’avanguardia nel campo della neurobiologia.
Ciò vale sia per i traumi maggiori come per quelli minori.
LE CONSEGUENZE A LIVELLO PSICOLOGICO
Grazie alle proprie risorse e all’aiuto del prossimo la maggioranza delle persone traumatizzate riesce a recuperare un nuovo equilibrio, ma ci sono ferite che continuano a sanguinare anche a distanza di anni. Nel caso dei traumi con la T maiuscola le persone possono reagire con “paura, senso di vulnerabilità e orrore”, secondo la definizione fornita dal Manuale Diagnostico Statistico dei Disturbi Mentali DSM-V (2013) redatto dall’American Psychiatric Association quando
vi si descrive il DSPT, Disturbo da Stress Post Traumatico. Il trauma in questi casi è sempre presente, le sensazioni sono vive, e sembra che l’evento sia successo poche ore prima anche se risale a mesi o anni addietro. La sofferenza psicologica dei traumi “con la t minuscola” può essere di minore impatto ma ugualmente invalidante. Sensazioni di insicurezza, mancanza di autostima, colpevolizzazioni, attacchi di panico, ansie sono gli strascichi più frequenti.
DIETRO LE QUINTE: COSA ACCADE NEL CERVELLO
Per guarire, la nostra mente mette in campo le proprie risorse. Perché, così come siamo dotati di un sistema immunitario che provvede a guarire le ferite fisiche, vi è anche un naturale e saggio sistema di riparazione delle ferite dell’anima. Gli eventi traumatici, in questi casi, non vengono cancellati ma rielaborati in modo adattivo, permettendoci di andare avanti spesso con risorse aggiuntive che ci serviranno per affrontare altre difficoltà. Il passato, in questi casi, resta nel passato e noi possiamo proseguire sul cammino della vita. Quando un trauma rimane irrisolto, invece, diventa parte di un circolo vizioso di pensieri, emozioni e sensazioni corporee disturbanti. Si è visto che i ricordi traumatici sono immagazzinati nel cervello in modo differente dai ricordi non traumatici. I primi si collocano soprattutto nell’emisfero destro, separati dai ricordi positivi come se fossero congelati in uno spazio e tempo diversi dal resto dei nostri vissuti. Qui continuano ad agire ma queste cicatrici sono in realtà il ricordo di ciò che è successo.
EMDR, LA CHIAVE CHE APRE I GIARDINI DELLA MEMORIA
L’EMDR (dall’inglese Eye Movement Desensitization and Reprocessing, Desensibilizzazione e rielaborazione attraverso i movimenti oculari) è un trattamento psicoterapeutico scoperto nel 1989 dalla psicologa americana Francine Shapiro. Utilizzato in origine per alleviare lo stress associato ai ricordi traumatici ha ricevuto negli anni abbondanti supporti clinici coinvolgendo psicoterapeuti, ricercatori della salute mentale, neurofisiologi. Oggi è considerato il trattamento evidence-based per il DSPT (Disturbo da Stress Post Traumatico), validato da più ricerche e pubblicazioni di qualunque altra psicoterapia nel campo del trauma. E’ approvato, tra gli altri, dall’American Psychological Association (1998-2002), dall’American Psychiatric Association (2004), dall’International Society for Traumatic Stress Studies (2010), dall’Organizzazione Mondiale della Sanità nel 2013 e dal nostro Ministero della salute nel 2003. Gli aspetti
vincenti dell’EMDR sono a rapidità di intervento, efficacia e la possibilità di applicazione a persone di qualunque età, compresi i bambini.
LA SEDUTA DI EMDR
Inizialmente lo psicoterapeuta che ha ricevuto la specifica formazione in EMDR raccoglie la storia del paziente, identificando con lui gli eventi che hanno contribuito a sviluppare il problema: attacchi di panico, ansie, fobie. Sono questi ricordi che verranno elaborati con l’EMDR. Il paziente viene invitato a notare i pensieri, le sensazioni fisiche e immagini collegati con l’esperienza traumatica, nel contempo il terapeuta gli fa compiere dei semplici movimenti oculari, o procede con stimolazioni alternate destra-sinistra. Tali stimolazioni hanno lo scopo di favorire una migliore comunicazione tra gli emisferi cerebrali e si basano su un processo neurofisiologico naturale, simile a quello che avviene nel sonno REM (fase del sonno in cui si sogna). Dopo l’EMDR il paziente ricorda ancora l’evento ma sente che tutto ciò fa parte del passato ed è integrato in una prospettiva più adulta. Dopo una o più sedute i ricordi disturbanti legati all’esperienza traumatica si modificano: il cambiamento è molto rapido, indipendentemente dagli anni che sono passati dall’evento, i pensieri intrusivi si attutiscono o spariscono, le emozioni e sensazioni fisiche si riducono di intensità. Studi randomizzati controllati hanno dimostrato che nel giro di 3-6 sedute si ha dal 77 al 100% di remissione del DSPT in vittime di traumi singoli mentre occorrono almeno 12 sedute per vittime di traumi multipli come per esempio nei reduci
di guerra.
LE CONFERME DA STUDI DI NEUROIMAGING
La tendenza oppressiva a rivivere il trauma attiva le reti neuronali coinvolte nelle risposte legate alla paura, causando modificazioni in specifiche aree del cervello. Uno degli studi più recenti (2012) realizzato dal neuroscienziato Marco Pagani dell’Istituto di Scienze e Tecnologie della cognizione del CNR di Roma in collaborazione con il Dipartimento di Medicina dei Sistemi dell’Università Tor Vergata, è il primo al mondo a dimostrare gli effetti in tempo reale di una terapia
psicologica. La ricerca ha coinvolto dieci soggetti con grave trauma psichico e 10 controlli sani non traumatizzati. Con la tecnica della neuroimmagine funzionale si è dimostrato che esiste un cambiamento significativo nell’attivazione delle aree cerebrali dopo la terapia con EMDR, da regioni limbiche con una valenza emotiva elevata a regioni corticali con una valenza associativa. In pratica, l’EMDR trasforma l’esperienza da emotiva in cognitiva, in cui diverse regioni cerebrali partecipano all’elaborazione dell’esperienza. 


LA SPERANZA CONCRETA DI UNA NUOVA VITA
In seguito a una psicoterapia con EMDR il soggetto rafforza gli aspetti della sua autostima, è più centrato sui qui e ora e sul senso del sé, ha più fiducia nelle sue capacità e nel suo valore come persona. Gli eventi traumatici perdono così l’iniziale impatto emotivo per venire trasformati in una risorsa positiva. Dopo un trauma o uno stress grave, con la terapia EMDR si acquista la consapevolezza che ciò che è successo non si può cambiare, ma il ricordo può essere trasformato liberando risorse preziose per la guarigione e il benessere dell’individuo e della comunità.
L’ASSOCIAZIONE PER L’EMDR IN ITALIA
Da quando è stata scoperta nel 1989 negli Stati Uniti la terapia dell’EMDR è stata utilizzata da oltre centomila psicoterapeuti su tutto il territorio americano. Oggi è impiegata nella cura di milioni di persone in 70 paesi, tra cui l’Italia. L’Associazione per l’EMDR in Italia, nata nel 1999, ha finora svolto un assiduo lavoro di formazione certificando oltre 7000 psicoterapeuti in Italia, più del dieci per cento degli abilitati alla psicoterapia. Oggi l’EMDR correntemente utilizzato da personale appositamente formato all’interno della Polizia di Stato, della Marina e Aereonautica militari, dal Ministero della difesa e da numerose Aziende sanitarie locali e Ospedaliere e da associazioni che lavorano con bambini e donne abusati. In Italia è stato impiegato, tra l’altro, nelle vittime del Terremoto de L’Aquila e in quello del Molise, ultimamente nell’incidente della Costa Crociere e come supporto psicotraumatologico nel caso di Yara a Brembate di Sopra e nell’incidente dell’autobus caduto dal cavalcavia ad agosto 2013, nei pressi di Avellino. Nel corso del 2014 è stato utilizzato come trattamento di elezione nell’ambito di vari infanticidi (Cesano Maderno – un padre ha ucciso i suoi 2 bambini; Lecco – una madre ha ucciso le sue 3 bambine) e di vari femminicidi.Gli interventi realizzati dall&#039;Associazione hanno potuto fornire un supporto specialistico di assistenza psicologica per aiutare le vittime di molti eventi traumatici collettivi, familiari e individuali in modo da aiutarli a tornare alla loro vita quotidiana, elaborando gli aspetti più disturbanti.
PER ULTERIORI INFORMAZIONI SITO INTERNET WWW.EMDR.IT

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			<title>Assumersi la reapsonsabilita' della propria SALUTE</title>
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			<description><![CDATA[<strong>Assumersi la reapsonsabilita&#039; della propria SALUTE</strong><br />]]></description>
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			<title>"L'uomo e il suo migliore amico....il cane"</title>
			<link>http://www.www.antonellafiorentino.it/1/l_uomo_e_il_suo_migliore_amico_il_cane_763413.html</link>
			<description><![CDATA[<strong>&quot;L&#039;uomo e il suo migliore amico....il cane&quot;</strong><br />‹ Il 3 marzo del 2009 ? morto Sasha, il mio cane. Mi piace ricordarlo con alcuni versi di una canzone di Jovanotti “A te che hai preso la mia vita e ne hai fatto molto di pi?…”. Il nostro viaggio ? iniziato nel Luglio del 1998 quando, in procinto di laurearmi, ho deciso che LUI sarebbe stato il mio “regalo”. E questo ? stato.. un dono meraviglioso! Abbiamo trascorso 10 anni indimenticabili, ricchi di passeggiate alla scoperta di posti sempre nuovi, di gioco, di divertimento, di coccole, a volte di rimproveri e di sacrifici, ma soprattutto di lealt? e amore; un amore puro, grande e incondizionato›. 

Con queste parole, una ragazza a me molto cara, ricorda il “suo migliore amico”. E come lei, ogni persona che abbia avuto la fortuna di condividere parte della propria vita con il suo cane, ha sicuramente una storia bella e commovente da raccontare. 



Ma cosa rende questo rapporto cos? speciale?

La sua peculiarit? non ? frutto di nuove scoperte; gi? nel 4500 a.C. Omero racconta che, al suo ritorno ad Itaca, Ulisse non viene riconosciuto n? dalla moglie Penelope n? dal figlio Telemaco. Solo il suo cane Argo agita la coda in segno di riconoscimento. 

Nel 1953, lo psichiatra infantile americano Boris Levinson d? avvio all’innovativa tecnica della Pet Therapy, scoprendo, in modo casuale, che la presenza affettuosa e gentile del suo “amico a quattro zampe” nello studio, ? in grado di rilassare i suoi piccoli pazienti e agevolare l’instaurarsi di un rapporto di fiducia con il medico. Dal 2003 questa tecnica viene riconosciuta come cura ufficiale anche in Italia e ne inizia la sperimentazione, convalidata da ottimi risultati, in ospedali, istituti e case di riposo. 



Ma i benefici indotti da questo rapporto riguardano molte persone : un recente rapporto della LAV riporta, infatti, che “la popolazione italiana ospita in casa circa 6 – 7 milioni di cani”! Tra questi vi sono molte persone anziane o sole che in questa relazione trovano un valido sostegno, riescono a colmare in parte affetti mancanti o carenti, e tollerare meglio il senso di solitudine...si perch? i cani non sono silenziosi...! Vi sono interi nuclei famigliari “alleggeriti” dalla presenza del proprio amico, il quale attenua le tensioni e allevia gli stati di angoscia caratteristici delle situazioni di crisi; infine i bambini: per loro prendersi cura di questo speciale compagno di giochi rappresenta la possibilit? di sperimentare le proprie capacit? e i propri limiti, di diminuire la diffidenza verso la diversit?, di indurre atteggiamenti di accudimento e responsabilit?. 



Per chiunque, quindi, condividere la vita quotidiana con il proprio cane pu? essere fonte di arricchimento e di crescita personale. I motivi sono svariati.

La prerogativa di questo animale ? la capacit? di stabilire con l’uomo un rapporto affettivo caratterizzato da rispetto, coerenza, cura e devozione. ? in grado di soddisfare uno dei principali bisogni dell’uomo, quello di CONSIDERAZIONE POSITIVA INCONDIZIONATA: ? capace cio? di accettare e amare il suo padrone semplicemente per quello che ?! La relazione che ne risulta ? una relazione che permette all’uomo di essere se stesso senza temere il giudizio.

Il suo aspetto tenero e il suo bisogno di accudimento risvegliano nell’uomo una sensibilit? primitiva, pi? infantile e profonda favorendo il contatto con quelle parti di se pi? affettive, che restano spesso nascoste nel rapporto con altri esseri umani e che possono essere, invece, esteriorizzate e vissute nel rapporto con l’animale. Quanti burberi diventano miele al cospetto del proprio amico a quattro zampe!

La sua presenza agevola i contatti personali, ? spunto di conversazione, di riso e di nuove conoscenze. Chi ha un cane ha un giudizio positivo immediato nei confronti di un’altra coppia cane/padrone, le barriere crollano e si supera l’abituale diffidenza. Cos?, persone che non avrebbero avuto altrimenti modo di conoscersi, hanno la possibilit? di incontrarsi.

Il cane ? una creatura facilmente malleabile che tende ad adattarsi alle caratteristiche del padrone; talvolta a tal punto da arrivare ad assomigliargli, replicandone virt? e vizi. Cos?, osservando con affetto e tenerezza “i vizi e gli atteggiamenti” del proprio cane, si scorgono parti di s? e si impara a trattarle con pi? dolcezza, ad accettarle ed ad amarle!

Vivendo meno?dell’uomo, il nostro amico ci permette, infine, di avvicinarci alla morte, ci insegna ad apprendere ed accettare la ciclicit? della vita. Ma questo non ha il potere di rovinare “l’indimenticabile viaggio”…Forse anche questo lo rende cos? speciale.?




Dott.ssa Antonella Fiorentino


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			<title>Il lutto. Accettare il dolore per superarlo</title>
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			<description><![CDATA[<strong>Il lutto. Accettare il dolore per superarlo</strong><br />Tragici eventi come il terremoto dell’Abruzzo e la sciagura ferroviaria di Viareggio hanno colpito il cuore di tutti gli Italiani. Le persone si sono ritrovarte d’improvviso senza casa, senza lavoro, senza affetti. Quanto faticosamente costruito nell’arco di una vita perso in una notte! 

In una societ? superficiale, frettolosa e tesa al &quot;successo&quot;, che vive nell’illusione di un’eterna felicit? ottenuta attraverso la negazione dello scorrere del tempo (ad esempio con la ricerca di una perenne giovinezza con interventi di chirurgia estetica), questi eventi hanno il potere di risvegliare nella coscienza collettiva la consapevolezza della finitezza della vita e mettere in moto reazioni di fratellanza per condividere un dolore che accomuna tutti offrendo sostegno e consolazione. Ecco funerali di Stato con la partecipazione di tutta la comunit? e di uomini politici, commemorazioni pubbliche a distanza di mesi. 


L&#039;esperienza di perdere qualsiasi cosa di sentito soggettivamente come prezioso procura dolore: per una cosa amata (“la mia casa ? distrutta”), per qualcosa che sentivamo facente parte della nostra identit?, come una capacit? (“dopo un incidente, non posso pi? camminare”), uno stato (“mi hanno licenziato”), una qualit?, una pura e semplice possibilit?. E poi, il dolore derivante dalla morte di una persona cara, una delle esperienze pi? intense e profonde che dobbiamo affrontare nella vita.


La cultura occidentale contemporanea che ha abolito la grande maggioranza dei propri riti, ha perso la possibilit? di esprimere in modo collettivo e simbolico il cordoglio per la morte di una persona; questo ? diventato un fatto sempre pi? privato che lascia l’individuo solo nell’affrontare la sua profonda crisi. 
Le prescrizioni di costume per essere considerati “normali e moderni” impongono un contenersi nell’espressione del dolore e una risoluzione veloce e impersonale. La legge stabilisce il permesso per lutto in tre giorni retribuiti in caso di lutto famigliare dovuto a decesso del coniuge o parente fino al secondo grado non affini. Il messaggio sembrerebbe essere “se muore tuo marito puoi soffrire… ma devi riprendere il tuo ruolo in tre giorni… se perdi tuo cugino non dovresti soffrire!”. La sofferenza ? vista come perdita di tempo; la morte un problema e il dolore che causa, un inconveniente.
La discrepanza tra le aspettative sociali e la realt? interiore di chi ? stato colpito da un lutto potrebbe abbassare l’autostima delle persone: (“Non dovrei provare questi sentimenti. Se le cose stanno cos? ? perch? non sono capaci di affrontare e risolvere i miei problemi”) e indurre cos? a nascondere agli altri e a se stessi la propria sofferenza. ? vero, il dolore fa male, ma cercare di evitarlo, annullarlo o attenuarlo pu? essere pi? dannoso che viverlo perch? conduce a restrizioni e a non-realizzazioni del S?.


La corretta elaborazione del lutto ? di fondamentale importanza per la salute mentale. Numerosi studi evidenziano, infatti, che una delle principali fonti di trasmissione della patologia mentale tra le generazioni risiede proprio nell’incapacit? o impossibilit? di elaborare i lutti da parte dei genitori. 
Questo ? un processo lungo e articolato caratterizzato da un miscuglio di emozioni, malinconia, pena, rabbia, colpa, rimpianto, vuoto, desiderio e stato di abbandono. Alcune di queste emozioni ci assalgono e travolgono ad ondate, altre sembrano radicarsi e persistere a lungo nel tempo. Non esistono sentimenti rispettabili o sentimenti deprecabili. Ciascuna emozione gioca un suo ruolo specifico nel processo di cicatrizzazione. Nessuno conosce la ricetta perfetta per superare quei momenti e pur esistendo elementi comuni,? ciascuno li vive in maniera diversa.
Il primo passo per gestire questo lacerante dolore ? quello di accettare di viverlo: “Riconosco il mio dolore per quello che ?, ne capisco la sensatezza, e voglio bene a quel me stesso che, poveretto, sta soffrendo”.

Venendo a mancare il supporto emotivo e la guida che in passato erano fornite dalle famiglie numerose e dalla societ?, l’evento di passaggio rischia di trasformasi in un perch? persecutorio e senza risposta, in una perdita di senso e direzione. In tale contesto lo psicologo pu? diventare il compagno di viaggio che ha gli strumenti necessari per orientarsi, la bussola per attraversare il deserto.




Dott.ssa Antonella Fiorentino

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			<title>CORSI DI ADDESTRAMENTO AL RILASSAMENTO</title>
			<link>http://www.www.antonellafiorentino.it/1/corsi_di_addestramento_al_rilassamento_1182261.html</link>
			<description><![CDATA[<strong>CORSI DI ADDESTRAMENTO AL RILASSAMENTO</strong><br />L’ansia e lo stress rappresentano normali reazioni del nostro organismo, ma se sono presenti in modo eccessivo e persistente pos-sono compromettere il benessere psicofisico. Possono determinare insonnia, stanchezza, emicrania, ipertensione, disturbi gastrici, difficoltà di concentrazione e conseguente compromissione delle prestazioni lavorative o di studio. 
Le tecniche di rilassamento rappresentano un efficace strumento per gestire l’ansia e le situazioni di stress.
 
PER IL PROGRAMMA CLICCA QUI SOTTO]]></description>
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			<title>IL PROCESSO DI CRESCITA DEI FIGLI</title>
			<link>http://www.www.antonellafiorentino.it/1/il_processo_di_crescita_dei_figli_3222070.html</link>
			<description><![CDATA[<strong>IL PROCESSO DI CRESCITA DEI FIGLI</strong><br />
Questo concetto è espresso in modo eloquente nel brano che segue.


 
&quot; Sui Figli &quot;
  
E una donna che reggeva un bambino al seno disse:
Parlaci dei figli.
E lui rispose:
I vostri figli non sono figli vostri.
Sono figli e figlie della sete che la vita ha di se stessa,
essi vengono attraverso voi ma non da voi,
e benché vivano con voi non vi appartengono.
Potete donare loro amore, ma non i vostri pensieri:
essi hanno i loro pensieri.
….
Potete tentare di essere simili a loro, ma non farli simili a voi: la vita procede e non s’attarda sul passato
Voi siete gli archi da cui i figli, come frecce vive, sono scoccate in avanti.
L’Arciere vede il bersaglio sul sentiero dell’infinito,
e vi tende con forza affinché le sue frecce vadano rapide e lontane.
Affidatevi con gioia alla mano dell’Arciere:
poiché come ama il volo della freccia, così ama la fermezza dell’arco.
 
  
Brano tratto da Il profeta di Kahlil Gibram
 
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			<title>"Mamma mi vuoi bene?"</title>
			<link>http://www.www.antonellafiorentino.it/1/mamma_mi_vuoi_bene_3222071.html</link>
			<description><![CDATA[<strong>&quot;Mamma mi vuoi bene?&quot;</strong><br />B: Mamma, mi vuoi bene?
M: Certo, tesoro mio.
B: Quanto?
M: Ti voglio bene più di quanto il corvo ne vuole al suo gioiello, più di quanto il cane ne vuole alla sua coda, più di quanto la balena ne vuole al suo spruzzo.
...........
B: E cosa succede mamma se io porto le uova, le nostre uova di pernice, e sto attenta e cerco di camminare adagio, ma cado e rompo le uova?
M: Non sarò di certo contenta, ma ti vorrò bene lo stesso.
..........
B: E se non ritorno a casa e ululo con i lupi e dormo in una grotta?
M: Allora sarò molto triste, tesoro. Ma ti vorrò bene lo stesso.
........
B: E se mi trasformo in un orso polare, l’orso più cattivo che hai mai visto, con i denti bianchi e aguzzi e ti rincorro fino alla tenda e tu urli?
M: Ci rimarrò male e sarò molto spaventata. Ma lo stesso, dentro l’orso, sarai sempre tu e io ti vorrò sempre bene. Ti voglio bene ora e te ne vorrò per sempre perché tu sei il mio tesoro. 

                                                ≈≈≈≈≈≈≈≈≈≈≈≈≈≈

Questa bella fiaba eschimese in cui la bimba inuit interroga la madre circa la loro relazione, descrive perfettamente una relazione affettiva gratificante e sicura fatta di: amore, stima, sicurezza, considerazione positiva incondizionata delle emozioni e degli atteggiamenti della bimba da parte della madre; disapprovazione costruttiva di alcuni comportamenti della piccola senza intaccarne l’autostima; espressione autentica e spontanea dei sentimenti da parte della madre (ottimo esempio per la sua piccola).

► Per una piacevole lettura della fiaba con i vostri piccoli: 
&quot;Mamma mi vuoi bene?&quot; di Joosse Barbara M. - Fabbri Editore, collana I girini.
 ]]></description>
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			<title>Caro..non mi ami più</title>
			<link>http://www.www.antonellafiorentino.it/1/caro_non_mi_ami_piu_768319.html</link>
			<description><![CDATA[<strong>Caro..non mi ami più</strong><br />Le indagini sui divorzi, condotte ogni anno dall’Istat, evidenziano in Italia un incremento del fenomeno del 74 per cento nell’ultimo decennio. Mentre si assiste ad una diminuzione delle rotture tra gli under 30 (anche per effetto della posticipazione delle nozze), i dati evidenziano una crisi coniugale che coinvolge sempre più spesso le unioni di lunga durata, tra coniugi ultrasessantenni. 
Uno studio condotto nel 2005 dal servizio di psicologia clinica dell’Università Cattolica di Milano mette in rilievo tre cause principali della tendenza. La prima riguarda l’allungamento della vita media: arrivati a 60 anni si ha un’aspettativa di vita di altri venti-venticinque. Ci si sente ancora giovani e si vogliono cogliere nuove opportunità. Poi, la disponibilità, per gli uomini, di farmaci contro la caduta della libido che aiutano a potenziare le possibilità psicofisiche e a ridare nuove prospettive di vita sessuale. Infine, una serie di mutamenti socioculturali come il dilagare di uno stile di vita teso alla ricerca di soddisfazioni e piacere, l’affievolimento delle tradizioni religiose e il conseguente allentamento della censura collettiva nei confronti del divorzio, la maggior indipendenza - anche economica - delle donne.  
Ciò che conferisce stabilità e continuità al matrimonio è la capacità dei partner di evolvere insieme, confrontandosi con le continue sfide che la vita pone. L&#039;esistenza delle coppie over 60 è caratterizzata da molteplici cambiamenti, quali la gestione della carriera e del tempo libero in vista del pensionamento, l’indipendenza dei figli e il fondamentale recupero della “coppia coniugale” (non più madre/padre, ma marito/moglie). Per restare in equilibrio, la coppia deve ri-negoziare i reciproci ruoli, re-investire sulla relazione, generare nuovi progetti comuni su cui far convergere l&#039;interesse e le energie creative. Quando non ci riesce, può entrare in crisi e, vivendo in una società dominata dalla superficialità, rischia di scegliere frettolosamente la separazione come possibile soluzione. I coniugi volgono lo sguardo altrove alla ricerca di qualcuno in grado di liberarli dall’infelicità. 
Spezzare il patto coniugale è una scelta esistenziale importante. Prima di farlo, in questa, come nelle altre fasi della vita di coppia, ritengo sia un diritto/dovere da parte dei coniugi, impegnarsi in un’attenta analisi della relazione, delle sue dinamiche e dei suoi conflitti, magari usufruendo di un aiuto qualificato.  
Lo psicologo offre uno spazio sicuro in cui esprimere esperienze, sentimenti e punti di vista, creando una dimensione relazionale e funzionale che consente di maturare decisioni libere, consapevoli e responsabili. 
Il partner perfetto non esiste! Così come la vita è un continuo imparare, il matrimonio è imparare insieme come affrontare le sfide della vita con successo e farlo in modi che accrescano entrambi come individui e la relazione come coppia. 
Il successo di un matrimonio non è basato sulla fortuna. Terminata la fase dell’innamoramento, quando ci si rende conto che il nostro partner non è perfetto e che ha alcune fastidiose caratteristiche che non ci piacciono, comincia il lavoro di costruzione del rapporto. Essenziali sono l’impegno e l’acquisizione di alcune “competenze” che rafforzano la  relazione. Per esempio, stabilire obiettivi condivisi, comunicare in modo efficace, metodi per risolvere i conflitti e negoziare la gestione della vita quotidiana. 
Unaa terapia di coppia si conclude con il desiderio di rimettersi in gioco nel rapporto, altre volte con la decisione di separarsi. La rottura di una famiglia non genera necessariamente traumi; in alcuni casi una crisi esistenziale ben superata può aiutare a crescere e a maturare. L’importante è affrontarla in modo adeguato. Anche l’amore può finire.  
Ciò che non deve sfumare è il dovere di custodire il rispetto umano per ogni rapporto, non trovando accordi che stabiliscano chi vince e chi perde, ma che soddisfino i bisogni di tutti. Solo così è possibile continuare a credere nel valore del legame affettivo e trasmetterlo alle generazioni future.   Non deve poi venir meno l’impegno nel trasformare il vincolo che unisce. I figli lo sono per sempre, pertanto è dovere dei due ex coniugi amarli, proteggerli e salvaguardarli portando avanti il processo della separazione senza venir meno alle funzioni genitoriali. Infine, non deve mancare la necessità di elaborare la perdita: nulla definisce chi siamo tanto quanto la nostra relazione fondamentale. Essa ha un impatto sulla nostra identità, sulla profonda sensazione di essere un “noi”. Per quanto desiderato e scelto consapevolmente, il divorzio procura un profondo dolore emotivo, pertanto è importante non nascondere la testa sotto la sabbia. Ma ammetterlo e affrontarlo!



Dott.ssa Antonella Fiorentino
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			<title>Prenditi cura di te. Regalati preziose pause dallo stress!!</title>
			<link>http://www.www.antonellafiorentino.it/1/prenditi_cura_di_te_regalati_preziose_pause_dallo_stress_801378.html</link>
			<description><![CDATA[<strong>Prenditi cura di te. Regalati preziose pause dallo stress!!</strong><br />]]></description>
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			<title>AUTOCONTROLLO - competenza fondamentale dell'intelligenza emotiva</title>
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			<description><![CDATA[<strong>AUTOCONTROLLO - competenza fondamentale dell&#039;intelligenza emotiva</strong><br />]]></description>
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			<title>IL PONTE DELL'ARCOBALENO</title>
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			<description><![CDATA[<strong>IL PONTE DELL&#039;ARCOBALENO</strong><br /> 
 
Proprio alle soglie del Paradiso esiste un luogo chiamato il Ponte dell&#039;Arcobaleno.
Quando muore un animale che ci è stato particolarmente vicino sulla terra, quella creatura va al Ponte dell&#039; Arcobaleno.
Ci sono prati e colline perché tutti i nostri amici speciali possano correre e giocare insieme.
C&#039;è abbondanza di cibo, acqua e tanto sole, e i nostri amici non hanno freddo e stanno bene assieme.
 
Tutti gli animali che erano stati ammalati e vecchi sono restituiti alla salute e al vigore; quelli che erano stati feriti e mutilati sono nuovamente resi sani e forti, proprio come li ricordiamo nei nostri sogni di un tempo. Gli animali sono felici, eccetto che per una piccola cosa: ognuno di loro sente la mancanza di una persona speciale, che ha dovuto essere lasciata indietro.
 
Tutti corrono e giocano assieme, ma viene il giorno in cui uno di loro improvvisamente si ferma e guarda lontano. I suoi occhi brillanti fissano intenti; il suo corpo è preso da un tremito.
D&#039;improvviso egli inizia a correre staccandosi dal gruppo, quasi volando sopra l&#039;erba verde, le sue zampe lo portano a correre sempre più veloce.
Tu sei stato scorto e quando tu e il tuo amico speciale alla fine vi ricongiungete, vi stringete l&#039;un l&#039;altro in un abbraccio di gioia, per non lasciarvi più.
Baci di felicità piovono sul tuo viso; le tue mani accarezzano di nuovo il capo del tuo amico tanto amato e ancora una volta guardi nei suoi occhi fiduciosi, che tanto tempo fa erano spariti dalla tua vita, ma mai dal tuo cuore.
 
Poi, insieme, attraversate il Ponte dell&#039;Arcobaleno]]></description>
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